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FAUTOGRAPHIE

“FAUTOGRAPHIE” - Di Donato propone una serie di riflessioni visive su temi ricorrenti nellasua poetica visiva: le immagini che si susseguono nelle pagine del libro, infatti, sono quelle dei progetti più significativi realizzati fra il 2010 e il 2016 quali Non luoghi, I Siciliani, REM, Child, Life in nowhere land, Nightlife e Theatre. La struttura del discorso, sia pure nelle sue molteplici interlocuzioni, resta unica: siamo di fronte a una vera e propria opera antologica, sia pure di un autore anagraficamente giovane ma fotograficamente completo e maturo.

Il libro è stato realizzato in sei anni ed è il primo libro fotografico di Michele Di Donato. Nelle 112 fotografie che lo compongono Michele lega la realtà tangibile a quella onirica, passando anche per la terra e le genti che abitano l’antica Trinacria, densa di voci, di tradizionali tableau vivant, veri scenari viventi di storie immobili e stanziali che di fronte alla sua fotocamera divengono immagine. Contemporaneamente Michele sa individuare quel senso di atemporalità e straniamento anche in luoghi che stanno perdendo o hanno già dimenticato la loro identità, territori di passaggio di cui nessuno si cura, vuote campiture fatte di lampioni, panchine e piazzali nei quali l’umano che diviene esso stesso sagoma, è solo in transito.

Punto di forza di questo libro è l’ultimo lavoro in ordine di tempo che l’autore, siciliano d’adozione, ha chiamato REM–Rapid Eye Movement, ossia quel rapido movimento che gli occhi compiono durante la fase del sonno nella quale i sogni invadono la mente. In queste immagini i contorni del reale si sfumano, si apre un canale – tutto onirico – che ci indirizza alle profondità di un mare inconscio dove è solo silenzio, dove si abbattono le barriere della razionalità. “Nei sogni non ci sono limiti né di spazio, né di tempo. Io vivo così. Faccio molta fatica a rientrare nella realtà, infatti tendo continuamente a sconfinare nel sogno”, commenta l’autore. La sua fotografia traduce visivamente questo transito continuo, assumendo le medesime caratteristiche estetiche: per tale ragione i bianconeri di Michele Di Donato sono particolarmente contrastati, proprio “come se si stesse per entrare in quell’imbuto che è la mente umana”.

Di Donato si definisce un fautographo, un fotografo dell’errore. Cadendo in errore, infatti, la fotografia “esplora il suo confine e tocca il limite dell’illecito”. Per questo osare in un campo rischioso, quello per l’appunto dell’errore, le immagini generano “misteriose entità che si esprimono secondo tempi e modi inaspettati, varcano i limiti del medium e alludono ad altri mondi possibili”.
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